I posti del cuore di Valerio Visintin a Milano

Alcuni lo chiamano lo “Zorro della critica gastronomica”. Altri “Il critico mascherato”. Per me, Valerio Visintin, penna ‘culinaria’ del Corriere della Sera, può essere semplicemente definito un ottimo giornalista, un vero esempio per chiunque voglia fare questo mestiere. Merito della sua prosa (che potete apprezzare anche sul suo blog, Mangiare a Milano – i miei articoli preferiti rimangono questo, questo, questo) e della sua etica: il critico, infatti, prova i posti di cui parla in incognito e resta molto lontano dal circo di buffet, inviti a pranzi stampa, cene organizzate e articoli cortesemente ‘indirizzati’. Insomma, tutto quello che vorrei essere io nel futuro e che cerco di essere anche al presente – e a parziale testimonianza di ciò, qui trovate la mia ‘cattivissima’ sezione Flop, che tanto amate anche voi, a giudicare del numero di clic.

Valerio Visintin
Valerio Visintin | © Carrol Cruz e Jacob Sadrak

Sono quindi molto onorata di raccogliere qui, a seguito di una piacevole chiacchierata, i suoi posti del cuore a Milano!

Partiamo dai nomi ‘grossi’. Quali sono i ristoranti più blasonati che apprezzi davvero a Milano?
Un grande classico, dove però mi trovo sempre bene nonostante l’ambiente sia brutto, è Aimo e Nadia. Poi direi Essenza di Eugenio Boer in via Marghera: un po’ estremo, ma mi diverte e si sta bene. E poi il prezzo è più basso rispetto a ristoranti simili. Altri nomi non saprei: Berton non è niente di speciale, Bartolini al Mudec non mi ha impressionato.

Quelli invece più ‘easy’, ma davvero buoni?
Anche se sta avendo un periodo di leggera, ma significativa flessione, parlo sempre volentieri di Spazio. Il posto è bello, il prezzo è ottimo, il servizio è buono e il cibo anche. Tra i meno conosciuti, faccio il nome della Trattoria del Nuovo Macello in via Lombroso: ha una cucina molto attenta e meticolosa, con qualche sprazzo creativo. Tra i posti ancora più ‘pop’, c’è Da Martino in via Farini: una ex gastronomia con un’ottima pizza e altri buoni piatti.

Giochiamo: un posto per la colazione, uno per pranzo, uno per la cena e uno per il dopocena.
Partiamo male perché la colazione non la faccio, bevo al massimo un caffè nel bar sotto casa. A pranzo direi il Calicantus, una sorta di scatola di vetro in uno dei cortili del Castello Sforzesco. Lo consiglio sempre perché è meraviglioso e suggestivo, oltre a contare su un personale molto gentile. Per la cena, visto che sta arrivando la bella stagione, direi l’Osteria con Vista alla Terrazza Triennale. Il dopocena, invece, è al Mag sui Navigli.

Quali sono i tuoi ristoranti etnici preferiti?
Tra i cinesi prediligo Mao Hunan, perché non offre la ‘solita’ cucina cantonese e i ravioli sono meravigliosi. Altrimenti, mi piacciono molto i libanesi come Dawali, tra Romolo e Lodi, e Fairouz in Buonarroti: quest’ultimo ha appena aperto e ha la particolarità di essere vegetariano.

Passiamo alle stroncature: quali sono i posti ‘flop’?
Un posto sopravvalutato, di cui però nessuno ha il coraggio di dire la verità, è Sorbillo: la pizza qui non è all’altezza, i prezzi sono folli, non si può prenotare e il rumore è intollerabile. Ultimamente, comunque, mi sono trovato male quasi dappertutto: un posto su tutti, da Enrico Bartolini al Mudec, a cui però voglio dare una seconda chance. È stata una serata talmente franosa da non poter essere reale.

Il tuo mestiere ti impone di essere fuori tantissimi pasti a settimana: ma quando pranzi o ceni a casa dove fai la spesa?
Non sono un gran frequentatore di mercati, e faccio la spesa all’Esselunga come tutti. Ma quando ho voglia di ‘rovinarmi’, vado da Faravelli in corso Italia: qui trovo sempre dei salumi buonissimi, della carne superlativa e una selezione di formaggi interessante. Anche alcuni piatti pronti della gastronomia sono notevoli.

Un posto romantico: dove porti tua moglie?
Mi alzo di buon ora, all’alba, e la porto sulla Darsena. Il paesaggio a quell’ora è quasi irreale: c’è silenzio, in giro non si vede quella calca che domina la zona solitamente, e si trova lo spazio per i pensieri e il romanticismo. Altrimenti, sempre di buon’ora, anche il reticolo di vie alle spalle della Scala è incantevole.

Il luogo dove vai quando devi riflettere o prendere una decisione importante?
Amo il Parco delle Basiliche, anche se adesso è deturpato dai lavori. In alternativa, un ottimo luogo per la meditazione è il Parco Sempione: in particolare, nel punto in cui si crea un corridoio tra gli alberi che arriva fino al Castello. Da lì, la vista è impagabile.

Il tuo quartiere del cuore?
Senza dubbio i Navigli: sono molto legato a questa zona, visto che fin da piccolo ci ho abitato.

Una giornata senza cibo: dove la passeresti?
Farei un salto alla poco conosciuta quanto meravigliosa Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, con il suo ‘effetto speciale’ creato dal Bramante: una meraviglia. Oppure farei una passeggiata tra i cortili tra Col di Lana e San Gottardo: qui, in quello che un tempo era il ‘burg de’ furmagiatt”, si respira davvero la vecchia Milano.

Gite fuori porta che suggeriresti per mangiare bene e al contempo visitare qualcosa di interessante?
Un posto sempre ottimo nei dintorni di Milano è l’Antica Trattoria del Gallo a Gaggiano: poi, da lì, si possono fare dei bei giri tra Abbiategrasso, Vigevano e fino a Pavia.

Da quale città internazionale potrebbe prendere esempio Milano dal punto di vista della ristorazione?
Quasi da tutte: mi sento di dire che la nostra città ha molto da imparare, anche dalle città più piccole. Credo che tante cose qui da noi siano improvvisate, senza contare che due ristoranti su cinque hanno a che fare con la criminalità organizzata e altrettante con il riciclaggio: lo si può ben capire dal tasso elevatissimo di aperture e chiusure, rifacimenti, cambi di nome. Al di là delle considerazioni sociali, comunque, un buon punto di riferimento rimane sempre Londra.


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Comments 1

  1. Valerio Visintin’s Beloved Places in Milan – A Place in Milan
    Reply

    […] Read the original article on Conosco un Posto. This English version translated by Tamara Ilic. […]

    9 marzo, 2017

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