Ristoranti a Milano: 10 indirizzi che abbiamo provato questo mese

Di Redazione

Forse questa è una delle compilation di ristoranti a Milano più “a bocce ferme” e meno complimentose degli ultimi anni, il che significa che abbiamo davvero molto da raccontarvi. All’interno trovate le nostre impressioni non filtrate di un ristorante dall’allure parigina sbarcato in città e già molto in hype, ma anche una pizzeria romana difficilissima da prenotare, o ancora un coreano che, seppur ‘figlio’ di nostre grandi certezze, non ci ha proprio convinto. Buona lettura, ma anche buone (s)prenotazioni!

10 ristoranti a Milano che abbiamo provato di recente

Kiwon

enoteca con cucina coreana |📍Dateo
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La nostra passione per la cucina coreana è cosa nota, talmente nota, in primis a noi stessi, che appena abbiamo potuto siamo saltati su un aereo per Seul e abbiamo fatto un magnifico giro della Corea del Sud. Rimanendo però su Milano, la nostra storicissima lista dei nostri ristoranti coreani preferiti, a più di 10 anni di distanza, andrebbe sicuramente aggiornata, eppure non siamo sicuri che Kiwon meriti un posto al suo interno.

Nonostante tra i proprietari di questa nuova apertura figurino i medesimi di Gin Mi, apprezzatissimo ristorante coreano in città (e al primo posto proprio della nostra lista), la sua formula, al momento, ci appare ancora un po’ confusa. I piatti in carta sono pochi – cosa che non è necessariamente un male, tutt’altro -, ma le porzioni davvero risicate (i classici ‘piattini’ delle molto in voga enoteche con piccola cucina, così come si auto-dichiara Kiwon), a fronte di prezzi che, al contrario, non lo sono (6€ per letteralmente due, due ravioli e 12 per una pastellina di kimchi ci sono sembrati davvero esagerati). Inoltre, i sapori pilastro della cucina coreana (aglio, fermentati, piccante) ci sono parsi inequivocabilmente e poco coraggiosamente smussati, a favore di un pubblico forse non avvezzo (?).

Attenzione, le portate che abbiamo assaggiato (i mandu e il kimchi gion, appunto, così come i tteokbokki – gli gnocchi di riso tipici coreani saltati in salsa piccante – e una zuppa di carne e spaghetti di patate) non erano in assoluto spiacevoli, anzi, però ci saremmo aspettati davvero molto di più. Il servizio, per contro, è gentile e nel locale si sta bene, anche se si finisce per spendere 35€ bere a parte senza essere nemmeno particolarmente sazi.

Bar Sandøy

Enoteca con cucina |📍Porta Venezia
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E a proposito di enoteche con cucina appena arrivate in città, la curiosità ha avuto la meglio: siamo passati da Sandøy, costola del fratello maggiore Røst (che tanto abbiamo amato qualche anno fa), proprio accanto, al civico successivo. L’ambiente dichiara subito la propria anima domestica: solo sgabelli, una quindicina di posti distribuiti tra mensole e banconi, e un’atmosfera di estrema convivialità.
Qui si viene per un buon bicchiere di vino e condividere qualche piatto, senza la pretesa di una cena vera e propria (anche se, spoiler, per noi è andata proprio così, ma sapete che non è una novità!).

Anche il menu, stampato e appeso al muro, va dritto al punto: poche proposte, aggiornate con frequenza, tra classiconi da stuzzicare e alcuni piatti principali alla brace, di pesce, carne e vegetali. Nel nostro giro di assaggi abbiamo iniziato con le crocchette di prosciutto, le ostriche dello chef, condite con tabasco, zenzero e basilico (anche se segnaliamo uno zenzero decisamente troppo arrogante). Poi è arrivato il Sandoy toast, accompagnato dalla epica doppia panna montata, cannolicchi alla plancha e la zampina di pesce: una salsiccia compatta e saporita, farcita con gli scarti di ricciola.

Capitolo vini: la regia è tutta lì, com’è giusto che sia in quella che nasce come enoteca. La scelta delle etichette orienta inevitabilmente il conto, ma ci sono tante proposte interessanti, senza scelte banali, con un equilibrio tra classici e nuove scoperte. I piattini vanno dai 2 € ai 12 € (il toast), mentre alla brace si parte da 7€ per i vegetali e si arriva a 14 € per il pesce. Non prendono prenotazioni, ma per ora un posto per un calice si trova (quasi) sempre, anche se potreste dover dividere un angolino del bancone. Un dettaglio che a noi, comunque, piace parecchio.

Altatto

ristorante vegetariano |📍Barona
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Per la cena di redazione natalizia siamo tornati da Altatto, uno dei nostri ristoranti vegetariani a Milano preferiti, dove eravamo già stati diverse volte negli anni subito successivi alla sua apertura, in piena pandemia. Ma, questa volta, ci siamo diretti a Milano Ovest, e più precisamente alla Barona (qui trovate la nostra guida di quartiere dedicata!), e non più a Greco, dov’era ubicata la sede precedente. In questi nuovi spazi, sicuramente più ampi e raffinati, l’anima intrinseca al progetto non è però cambiata: la voglia di divertire, stupire e gioire con i vegetali. Si può scegliere tra due menu degustazione (da 4 o 9 portate): noi abbiamo optato per il primo percorso, con la possibilità di integrare con qualche piatto alla carta.

Per iniziare, un sorprendente tempeh glassato cotto alla brace, kimchi e sfoglie di grano duro, e dei cardi in pastella di ceci con pisto napoletano (un mix di spezie partenopee) e delle deliziose cipolle di Montoro sottaceto che vorremmo nella nostra vita. Per proseguire, delle eliche monogramo con burro affumicato, liquirizia e abete bianco (delicate ma giuste, solo ne avremmo desiderate almeno il doppio) e un deludente dolce-non-dolce a base di empanada di zucca e tagete da accompagnare al gelato alla mostarda, sicuramente l’elemento migliore del dessert.

Siamo stati bene, complice anche il servizio come sempre giovane ma puntuale, i vini naturali (di cui però, specie per le bollicine, qualche referenza sotto ai 50€ sarebbe stata sicuramente gradita) e il pensiero (ah, il pensiero!) evidente dietro ad ogni piatto. Rispetto alle scorse volte, forse, ci è mancato il piatto game changer, quello in grado di farci veramente ammutolire di felicità, e un po’ di ‘sostanza’ nelle porzioni, anche in considerazione del fatto che il prezzo del menu da 4 portate (55€ bere a parte) è aumentato, rispetto a qualche anno fa, di una quindicina di euro. Torneremo? Potete comunque scommetterci.

Rovello

cucina italiana |📍De Amicis
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Di Rovello abbiamo sentito lodi sperticate in arrivo sia da ‘comuni commensali’ che da gente del mestiere, ristoratori che spesso lo citano tra i migliori ristoranti di Milano. Per questo motivo, dopo essere stati – senza uscirne altrettanto estasiati – una vita fa nell'(ex) locale a Brera, abbiamo deciso di sondare nuovamente il terreno, questa volta nella nuovissima sede di via Ariberto, in zona De Amicis.

Ci siamo stati, appunto, per un pranzo volante ‘di ricognizione’, con l’idea di assaggiare giusto due piatti e riprendere confidenza col genere: così è stato, e da un menu non troppo esteso e parecchio classico (davvero classico: risotto al salto; cotoletta; tagliata e costata; tartare e vitello tonnato) abbiamo scelto due primi. Una pasta e fagioli vagamente scotta, con guanciale tendente al molle e senza alcun tipo di spinta piccante come invece ci saremmo aspettati; e uno spaghettone con guanciale, pecorino e puntarelle, più a fuoco ma decisamente nella media.

Il servizio è stato molto gentile – anche complice la sala vuota visto l’orario anziano a cui ci siamo presentati – e l’atmosfera decisamente calda, con un bel bancone e dei tavolini decisamente ravvicinati. ll conto non lo possiamo commentare, perché a seguito di un disguido, i due piatti ci sono stati offerti, ma tenete presente che antipasti e primi si aggirano sui 18€, mentre i secondi spostano l’asticella ben oltre i 20 (con l’exploit a 40€ per la cotoletta). Avremo sbagliato a ordinare anche questa volta? Qualcuno ci ha detto che i ‘pezzi forti’ qui sono vino e carne, d’accordo, però per tanto clamore ci saremmo sinceramente immaginati qualcosina in più.

Mochi Mochi

dolci giapponesi |📍Paolo Sarpi
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Mochi Mochi, in Paolo Sarpi, via dello street food asiatico per eccellenza, è uno di quei posti in cui ci ritroviamo a tornare spesso. Sarà la posizione, comoda per una pausa durante una passeggiata in zona, o semplicemente per il fatto che i mochi qui sono davvero buonissimi.

Come al solito abbiamo finito per provare più gusti, perché resistere alla tentazione di questi dolcetti colorati davanti al loro bancone è difficilissimo: da quelli al tè matcha o al cioccolato, passando per quelli ripieni di pasta di fagioli rossi, fino ai nostri preferiti in assoluto, quelli alla panna e fragola e quelli al cocco, che non a caso vanno puntualmente sold out.

Ogni volta il gioco è lo stesso: fingere di volerne mangiarne solo uno e poi finire per comprarne quattro o cinque (nel nostro caso proprio cinque, per una spesa complessiva di 10€ )! Sicuramente, questo piccolo posto è un pit stop perfetto per un dolcino da asporto, una merenda divertente o un fresco fine pasto. Il consiglio è di provarlo durante i giorni feriali, perché nel weekend c’è spesso una lunga fila!

La Rue

ristorante francese |📍Garibaldi
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Vale davvero o è solo hype? È questa la domanda che ci siamo fatti entrando in questo ristorante francese in Corso Garibaldi di cui si è tanto parlato fin dalla sua apertura qualche mese fa. Infatti, la particolarità del locale – che si ispira a una leggendaria insegna di Parigi – è quella di avere in menu una sola scelta, un piatto di entrecôte servito con patatine fritte, il tutto accompagnato da una salsa segreta a base di burro. Il prezzo di 35 euro comprende anche un’insalata con noci e vinaigrette come antipasto, l’acqua e il coperto. Il vostro potere di scelta si limita ai dolci e al vino (c’è anche quello “della casa”!).

Al di là della piacevole – ma tutto sommato trascurabile – insalata iniziale, dobbiamo ammettere che, pur non essendo la migliore mai mangiata, la carne è di buona qualità, abbastanza tenera e gustosa; buonissime senza riserve invece le patatine che accompagnate alla salsa rendono l’insieme molto soddisfacente e godibile. Nei 35 euro è compresa anche la possibilità di fare un bis, cosa che ovviamente ci siamo ben guardati dal non fare. Per testare il menu (solo per dovere di cronaca, eh!) abbiamo assaggiato anche un dolce, una crème brûlée veramente ben eseguita. Il servizio è sicuramente un punto forte, con ragazzi in sala preparati e molto gentili.

Ma quindi, qual è la risposta alla domanda iniziale? Forse non siamo del tutto imparziali: basta un locale dall’atmosfera parigina, una baguette affettata nel cestino del pane e l’immancabile carafe d’eau da bistrot del Marais perché il cuore si sciolga. È vero, con cinque euro in meno il prezzo sarebbe stato più centrato, ma a ben vedere oggi a Milano dove si riesce ancora a mangiare carne di qualità spendendo meno di 40 euro a persona?

Futura

pizzeria romana |📍Isola
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Un altro locale davanti al quale ci siamo fatti la stessa domanda sull’hype è Futura, nuova pizzeria romana che ha aperto all’Isola e in cui è ancora difficile trovare posto se non prenotando con almeno un mese di anticipo. Protagonista, qui, è la pizza romana: solo 160 grammi di impasto leggero e digeribile, e bordo bruciato come vuole la tradizione.

Abbiamo esordito con un supplì al telefono con fiordilatte, pomodoro e parmigiano, molto croccante, e un pan suisse al vitello tonnato parecchio gustoso e peraltro perfetto da dividere in due. Abbiamo poi provato tre pizze diverse: marinara in salsa verde, con battuto i prezzemolo (quella che si vede più postata in giro), una margherita con prosciutto cotto e una boscaiola con funghi, ricotta, salsiccia fresca e stagionata e guanciale.

La pizza arriva già tagliata e, nonostante sia effettivamente molto sottile, sazia. Peccato però che si raffreddi con un’insolita rapidità e che le salse sulle marinara, per quanto decisamente fotogeniche, ci siano sembrate un po’ troppo abbondanti.

Passando al bere, da una parte siamo rimasti stupiti piacevolmente per la ricca carta dei vini, ma siamo rimasti altrettanto delusi dalla mancanza di scelta, invece, sulla birra. L’ambiente è abbastanza minimalista e il servizio cortese, con un conto finale che, bere a parte, è stato di circa 25€. Considerato anche i turni di un’ora e mezza, che sono scrupolosamente rispettati, forse il responso finale lo avete già intuito.

Chuck’s

ristorante americano |📍Cinque Vie
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Chuck’s, la famosa insegna di smashburger di Sidewalk Kitchens, da un paio di mesi ha aperto un nuovo locale in zona Cinque Vie (avete già visto la nostra guida di quartiere, vero?) che, a differenza del fratello maggiore, non offre solo panini, ma un menu composto da classici della cucina USA rivisitati in chiave più contemporanea. Noi abbiamo assaggiato (oltre all’hamburger che ovviamente non manca) gli spaghetti & meatballs e la calamarata vodka sauce.
Non si può dire che la pasta non sia buona – anzi, i piatti sono davvero soddisfacenti! – ma ci è rimasto un po’ di amaro in bocca per una presentazione non abbastanza curata (le foto su Instagram sono un’altra cosa!) e per alcuni dettagli stonati come le polpette degli spaghetti bruciacchiate e troppo secche.

Anche il servizio è da migliorare: i ragazzi in sala sono sicuramente gentili, ma non sono mancate le disattenzioni (i piatti sono stati consegnati a caso senza chiedere di chi fossero). L’ambiente, poi, è sicuramente luminoso e pulito, ma a nostro giudizio un po’ troppo spoglio e freddo (anche nel vero senso della parola visto che si gelava!). Altra nota non troppo positiva sono i prezzi che, seppur in linea con la zona (i piatti di pasta costano dai 15 ai 20 euro) presentano alcune particolarità come l’acqua frizzante più cara di quella naturale. Tutto sommato, però, ci è rimasta la curiosità di tornare per assaggiare altri piatti (come le caserecce Alfredo e la cheesecake) con la speranza di trovare un ambiente più caldo, una maggior cura dei dettagli e un servizio più rodato.

Street

Smashburger |📍Varie sedi
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Negli ultimi mesi a Milano le aperture di Street si sono moltiplicate, complice la passione dilagante per Sua Maestà, lo smashburger. Ambienti ordinati e quasi asettici, pochi posti a sedere, servizio rapido e alcun invito a fermarsi a lungo del dovuto: i locali di Street sono molto simili tra loro, e sono il classico posto in cui passare‑ordinare‑mangiare‑ripartire, perfetto soprattutto quando hai un orario da rispettare (tipo, nel nostro caso, un film all’Anteo).

Il menu è concentrato su tre tipologie di smashburger, patatine fritte (con la variante di patate dolci), un sacco di salse tra cui scegliere, e qualche bevanda. Noi abbiamo preso un bacon burger con patate dolci. Le patate sono davvero ben fatte: fritte alla perfezione, croccanti, saporite il giusto. Il panino, invece, fa il suo ma non entra nel podio cittadino: buona la crosticina da piastra, discreta la struttura del pane, condimenti poco presenti, manca forse quel guizzo di succosità e contrasto che ci fa scattare la scintilla.

Insomma, Street interpreta con coerenza l’idea di fast food un po’ pettinato e soprattutto veloce, ideale per una sosta o una pausa pranzo al volo. Considerando il format, i prezzi per un menu completo (patatine, burger e bevanda) non sono proprio bassissimi: €19,90. Ah, come rimpiangiamo i tempi del buon vecchio Happy Meal.

U Spinnu

ristorante siciliano |📍Porta Romana
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Quando mangi bene, spendi il giusto e ne parli stupito appena esci dal locale con gli amici che erano lì con te, è colpa dello stato della ristorazione di questa città, dell’inflazione o cos’altro? Ce lo siamo domandati, dandoci delle pacche di approvazione – della serie “bravi noi” – una volta usciti da U Spinnu, ristorante siciliano in zona Porta Romana, che abbiamo scelto googlando all’ultimo per un pranzo domenicale un po’ improvvisato e un po’ in hangover, con la voglia di non spendere troppo – e per non troppo, in questa città, si intende circa 30 euro. Che, di per sé, è già una sfida, come raccontavamo qui.

Ora, il posto non è totalmente di nostro gusto, come non lo sono le ceramiche dei piatti, ma ci sono degli elementi, come le classiche teste di moro o le maioliche colorate di ottima fattura a rendere passabile l’atmosfera. Insomma, l’occhio vuole la sua parte, ma a noi interessa anche il resto. Il servizio, per esempio. Il cameriere che ci ha seguito è stato gentilissimo, un po’ forse asfissiante nel volerci spiegare tutto il (non troppo lungo) menu, ma anche un eroe quando ci ha offerto quattro calici per farsi perdonare della non disponibilità di alcuni piatti ordinati (chi aveva detto “beviamo solo acqua”? Noi. Chi ha detto subito, “oh grazie, perché no?” Ancora noi, pagliacci).

Dettagli e servizio a parte, è nella “sostanza dei piatti” che U Spinnu gioca la sua partita migliore. Una menzione la merita sicuramente la caponata siciliana nella variante palermitana, con un sedano molto presente al palato, per un assaggio sorprendentemente fresco. Un’altra agli involtini al pistacchio croccanti il giusto fuori, succosi dentro e dal pistacchio percepibile. E infine, il nostro piatto preferito: tentacolo su letto di cicoria e macco (la classica purea di fave), con una reazione di Maillard sul polpo davvero notevole. Prezzo per capoccia, tolti i calici offerti, attorno alle 25€. Emoticon del violino che suona.

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